
Da Bologna a Genova, da Ragusa a Latina, tutta la base giovanile de “LaDestra” si sta mobilitando per dire NO alle Olimpiadi di Pechino. Boicottare i Giochi del terrore è lo slogan che abbiamo il dovere di portare nelle piazze italiane oggi e nei prossimi giorni, per far riflettere tutti, in particolare le giovani generazioni. Oltre alle petizioni on-line, lanciate nelle scorse settimane, abbiamo il compito di “essere movimentismo”, organizzando una manifestazione a livello nazionale che sappia richiamare a Roma centinaia di giovani. Non guardare in tv le Olimpiadi significherà disapprovare la quotidiana violazione di diritti umani perpetrata ai danni del popolo tibetano, come di tutti i popoli oppressi, srotolare uno striscione provocatorio sotto l’Ambasciata Cinese nella Capitale l’8 Agosto, giornata inaugurale dei Giochi, varrebbe a dimostrare quanto teniamo a questa battaglia di libertà.
I Giochi proibiti apriranno le danze proprio l’8 di Agosto. Le Olimpiadi del terrore, senza fantasie e senza emozioni, senza bandiere e senza striscioni. Chi sognava i Giochi capaci di cambiare la Cina è stato servito. Il Libretto Rosso del “buon spettatore” pubblicato dal Comitato Organizzatore delle Olimpiadi di Pechino rappresenta la ciliegina sulla torta. “Non saranno accettati neppure gli striscioni con scritto Go China”, un diktat che nasconde il vero incubo, la grande paura. Ve lo immaginate un telone enorme inneggiante ai diritti umani, alla libertà del Tibet o alle rivendicazioni religiose apparire sugli spalti durante la cerimonia inaugurale? Sarà vietato organizzare nei luoghi dove si svolgono le Olimpiadi e nelle zone adiacenti qualsiasi tipo di manifestazione politica, religiosa, sarà vietato leggere o mettere in borsa libri ed opuscoli di contenuto commerciale, religioso, politico o relativo ai diritti umani, all’ambiente ed alla difesa degli animali. Saranno vietate le foto con i flash, le telecamere troppo sofisticate, i registratori. Un soffio troppo prolungato in un fischietto, un incitamento accorato, un mal trattenuto insulto ad un arbitro basteranno poi a garantire l’espulsione di uno spettatore dagli spalti. Per prevenire ogni rischio “si vietano le bandiere di membri non iscritti al Comitato olimpico e paraolimpico”: una norma sufficiente ad evitare gli antichi stendardi tibetani o gli “insopportabili” colori di Taiwan che però non garantisce l’assenza di scritte e slogan contrari al retto pensiero.
Ed è quello che ci auguriamo. Una dimostrazione davanti agli occhi del mondo. Un segnale di rivolta, un messaggio chiaro ed esplicito in difesa del popolo tibetano, come di tutti gli altri popoli oppressi. Il Governo Cinese ha fatto di tutto per accaparrarsi questi Giochi ed accrescere così la sua legittimazione sulla scena internazionale. Tutti abbiamo nella mente le orribili scene di massacri e repressioni messe in atto dal Regime Comunista Cinese nei confronti dei monaci tibetani, “colpevoli” di volersi ribellare ad un regime dispotico che nega il più elementare diritto all’autodeterminazione dei popoli. Il Tibet vuole la sua indipendenza, la Cina gliela nega con la forza, attraverso la violazione sistematica dei diritti umani. Forse chiedere che i Giochi fossero stati “dirottati” ad un altro Paese sarebbe stato inutile ed anche banale ma crediamo sia doveroso almeno in occasione di questa importante manifestazione ricordare le numerose vittime di quei massacri verso cui il mondo ha assistito inerme.
Vi è inoltre da ricordare, al di là di quei brutti momenti, che la Cina è il Paese che dopo anni di “socialismo reale” sorto dalla rivoluzione maoista, si è buttato a capofitto nel capitalismo liberista più sregolato e sfrenato. Una parentesi andrebbe poi aperta circa la questione delle merci contraffatte e dei prodotti che non pochi problemi, sempre per ragioni di competitività, creano alla nostra economia (pensiamo al “made in Italy”) e verso i quali sarebbe opportuno rimettere in moto piccole quanto mirate forme di protezionismo che possano, nel limite del possibile, salvarla. Molti vedono la Cina come il baluardo migliore da spendere nei confronti dell’americanismo imperante e militareggiante, mentre non capiscono come questo Paese rappresenti la faccia della stessa medaglia condita in salsa orientale. Resta difficile pensare che una Nazione in costante violazione dei più elementari diritti umani, di autodeterminazione e dei lavoratori (in nome dei quali ha fatto una rivoluzione) si possa considerare un modello di riferimento. Una Nazione che ha schierato una batteria di missili terra-aria nei pressi del nuovo Stadio Nazionale, sede delle gare di atletica.
Il nostro modello resta e resterà sempre l’Europa dei Popoli, l’unico da cui attingere per muovere un’opposizione culturale e politica contro il mercantilismo e lo strapotere dell’impero americano. Cambiare canale prima che comincino le gare olimpiche vorrà dire contestare il mancato riconoscimento dei diritti sindacali ai lavoratori cinesi ed indignarsi per lo sfruttamento minorile. Invadere Roma, seppure non massicci numericamente, ed attirare l’attenzione dei media, dei turisti e dei cittadini italiani sarà il nostro “saluto” all’inizio dei Giochi proibiti. Sotto il Parlamento o davanti all’Ambasciata Cinese, in Piazza di Spagna o lungo Via del Corso, prendendo di mira la Stazione Termini o un altro punto frequentato della Capitale. Questo decidiamolo insieme, e facciamo tutti un piccolo sacrificio. Ne va della nostra credibilità, della nostra coerenza, del nostro modus vivendi. Anche in cento potremmo farci sentire, contestando civilmente, e se possibile anche goliardicamente, le Olimpiadi del terrore.
“Boicotta Pechino 2008” è un’iniziativa di “Gioventù Italiana” Organizzazione Provinciale di Latina e “Gioventù Italiana” Regione Liguria con la collaborazione dei nuclei di Roma, prendendo spunto dalle azioni concrete di “Gioventù Italiana” Bologna sposate in seguito da “Gioventù Italiana” Venaria, “Gioventù Italiana” Ragusa e non poteva mancare “Gioventù Italiana” ABRUZZO. L’obiettivo finale di questa proposta è una manifestazione a Roma per il prossimo 8 Agosto nel primo pomeriggio, in concomitanza con la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Per organizzarla c’è bisogno della collaborazione di tutte le realtà, per questo motivo considerate il presente una bozza, logicamente modificabile in ogni suo aspetto. Tutti a lavoro e come dice Luca: "AVANTI LEGIONE !".
I Giochi proibiti apriranno le danze proprio l’8 di Agosto. Le Olimpiadi del terrore, senza fantasie e senza emozioni, senza bandiere e senza striscioni. Chi sognava i Giochi capaci di cambiare la Cina è stato servito. Il Libretto Rosso del “buon spettatore” pubblicato dal Comitato Organizzatore delle Olimpiadi di Pechino rappresenta la ciliegina sulla torta. “Non saranno accettati neppure gli striscioni con scritto Go China”, un diktat che nasconde il vero incubo, la grande paura. Ve lo immaginate un telone enorme inneggiante ai diritti umani, alla libertà del Tibet o alle rivendicazioni religiose apparire sugli spalti durante la cerimonia inaugurale? Sarà vietato organizzare nei luoghi dove si svolgono le Olimpiadi e nelle zone adiacenti qualsiasi tipo di manifestazione politica, religiosa, sarà vietato leggere o mettere in borsa libri ed opuscoli di contenuto commerciale, religioso, politico o relativo ai diritti umani, all’ambiente ed alla difesa degli animali. Saranno vietate le foto con i flash, le telecamere troppo sofisticate, i registratori. Un soffio troppo prolungato in un fischietto, un incitamento accorato, un mal trattenuto insulto ad un arbitro basteranno poi a garantire l’espulsione di uno spettatore dagli spalti. Per prevenire ogni rischio “si vietano le bandiere di membri non iscritti al Comitato olimpico e paraolimpico”: una norma sufficiente ad evitare gli antichi stendardi tibetani o gli “insopportabili” colori di Taiwan che però non garantisce l’assenza di scritte e slogan contrari al retto pensiero.
Ed è quello che ci auguriamo. Una dimostrazione davanti agli occhi del mondo. Un segnale di rivolta, un messaggio chiaro ed esplicito in difesa del popolo tibetano, come di tutti gli altri popoli oppressi. Il Governo Cinese ha fatto di tutto per accaparrarsi questi Giochi ed accrescere così la sua legittimazione sulla scena internazionale. Tutti abbiamo nella mente le orribili scene di massacri e repressioni messe in atto dal Regime Comunista Cinese nei confronti dei monaci tibetani, “colpevoli” di volersi ribellare ad un regime dispotico che nega il più elementare diritto all’autodeterminazione dei popoli. Il Tibet vuole la sua indipendenza, la Cina gliela nega con la forza, attraverso la violazione sistematica dei diritti umani. Forse chiedere che i Giochi fossero stati “dirottati” ad un altro Paese sarebbe stato inutile ed anche banale ma crediamo sia doveroso almeno in occasione di questa importante manifestazione ricordare le numerose vittime di quei massacri verso cui il mondo ha assistito inerme.
Vi è inoltre da ricordare, al di là di quei brutti momenti, che la Cina è il Paese che dopo anni di “socialismo reale” sorto dalla rivoluzione maoista, si è buttato a capofitto nel capitalismo liberista più sregolato e sfrenato. Una parentesi andrebbe poi aperta circa la questione delle merci contraffatte e dei prodotti che non pochi problemi, sempre per ragioni di competitività, creano alla nostra economia (pensiamo al “made in Italy”) e verso i quali sarebbe opportuno rimettere in moto piccole quanto mirate forme di protezionismo che possano, nel limite del possibile, salvarla. Molti vedono la Cina come il baluardo migliore da spendere nei confronti dell’americanismo imperante e militareggiante, mentre non capiscono come questo Paese rappresenti la faccia della stessa medaglia condita in salsa orientale. Resta difficile pensare che una Nazione in costante violazione dei più elementari diritti umani, di autodeterminazione e dei lavoratori (in nome dei quali ha fatto una rivoluzione) si possa considerare un modello di riferimento. Una Nazione che ha schierato una batteria di missili terra-aria nei pressi del nuovo Stadio Nazionale, sede delle gare di atletica.
Il nostro modello resta e resterà sempre l’Europa dei Popoli, l’unico da cui attingere per muovere un’opposizione culturale e politica contro il mercantilismo e lo strapotere dell’impero americano. Cambiare canale prima che comincino le gare olimpiche vorrà dire contestare il mancato riconoscimento dei diritti sindacali ai lavoratori cinesi ed indignarsi per lo sfruttamento minorile. Invadere Roma, seppure non massicci numericamente, ed attirare l’attenzione dei media, dei turisti e dei cittadini italiani sarà il nostro “saluto” all’inizio dei Giochi proibiti. Sotto il Parlamento o davanti all’Ambasciata Cinese, in Piazza di Spagna o lungo Via del Corso, prendendo di mira la Stazione Termini o un altro punto frequentato della Capitale. Questo decidiamolo insieme, e facciamo tutti un piccolo sacrificio. Ne va della nostra credibilità, della nostra coerenza, del nostro modus vivendi. Anche in cento potremmo farci sentire, contestando civilmente, e se possibile anche goliardicamente, le Olimpiadi del terrore.
“Boicotta Pechino 2008” è un’iniziativa di “Gioventù Italiana” Organizzazione Provinciale di Latina e “Gioventù Italiana” Regione Liguria con la collaborazione dei nuclei di Roma, prendendo spunto dalle azioni concrete di “Gioventù Italiana” Bologna sposate in seguito da “Gioventù Italiana” Venaria, “Gioventù Italiana” Ragusa e non poteva mancare “Gioventù Italiana” ABRUZZO. L’obiettivo finale di questa proposta è una manifestazione a Roma per il prossimo 8 Agosto nel primo pomeriggio, in concomitanza con la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Per organizzarla c’è bisogno della collaborazione di tutte le realtà, per questo motivo considerate il presente una bozza, logicamente modificabile in ogni suo aspetto. Tutti a lavoro e come dice Luca: "AVANTI LEGIONE !".